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Atys (Marmontel / Piccinni)

Data

1780.4.4

Testo

Un secolo dopo la prima esecuzione di Atys, una delle più significative opere di Lully su libretto di Quinault (1676), il pubblico parigino ritrova questo eroe tragico aggiornato al gusto del momento. Se l’opera prediletta di Luigi XIV aveva già conosciuto nel 1753 importanti revisioni per poter essere ascoltata all’opera, nel 1780 viene invece completamente “rimusicata” dalla penna dell’italiano Piccinni e adattata da Marmontel (che nello specifico riduce di due atti il libretto). Nel momento in cui giunge al parossismo il conflitto che lo vede contrapposto a Gluck, Piccinni rivela in Atys una perfetta padronanza dello stile francese (in particolare nella scena del sogno dell’atto II) con l’aggiunta di tocchi italianeggianti. Le sette arie a lui concesse pongono necessariamente Atys al centro dell’attenzione, ma particolarmente apprezzati dal pubblico furono anche i suoi duetti con Sangaride, come pure l’aria di Cibele alla fine del secondo atto e il quartetto del terzo atto. Tuttavia il finale dell’opera in cui Atys si dà la morte sulla scena – dopo aver capito che sotto l’influsso di un sortilegio lanciato da Cibele ha ucciso l’amata – scandalizzò l’uditorio e mise a repentaglio il successo della produzione del 1780 (che scomparve dal cartellone dopo otto rappresentazioni). Questa conclusione cruenta, probabilmente troppo in anticipo sui tempi, contrastava con la rappresentazione metaforica che ne dava l’opera primigenia di Lully e Quinault. Piccinni e Marmontel dovettero rimaneggiare l’opera e nel 1783 ne rappresentarono una versione a lieto fine che consentì ad Atysdi rimanere a lungo nel repertorio dell’Opéra (oltre cinquanta rappresentazioni fino al 1792).

    Immagine - 1
  • Atys (Marmontel / Piccinni)
  • Persone - 2
  • MARMONTEL, Jean-François (1723-1799)
  • PICCINNI, Niccolò (1728-1800)
  • Argomento - 1
  • Gli italiani a Parigi da Luigi XVI a Napoleone
  • Documento - 1
  • Dauvergne, Antoine – Correspondance avec Denis Papillon de La Ferté conservée aux Archives nationales (1780-1782 ; 1785-1790)