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Clair de lune per violino e pianoforte (Fernand de La Tombelle)

Data

1889

Testo

La Tombelle dedicò questo Clair de lune a Rafael Diaz-Albertini, un violinista cubano abituale frequentatore del suo salotto, dedicatario anche della Havanaise di Saint-Saëns; tuttavia, il pezzo è del tutto privo di esotismo. Senza particolari difficoltà tecniche, si rivolge a dilettanti volonterosi, più idonei a suonare queste poche pagine che un’intera sonata. Il titolo attesta la predilezione dei compositori francesi per le atmosfere crepuscolari, propizie alle confidenze sentimentali. Non è un caso che Verlaine abbia intitolato Clair de lune una delle poesie delle Fêtes galantes, una poesia musicata più volte, in particolare da Debussy il quale, in aggiunta, intitolò Clair de lune il terzo movimento della Suite bergamasque. La copertina della partitura di La Tombelle, pubblicata nel 1899 dalla Société anonyme d’édition mutuelle de musique, presenta una luna che diffonde il proprio chiarore in un cielo a pecorelle, come se occorresse attrarre l’occhio prima di sedurre l’orecchio. In tempo Andante, un ritmo cullante di 12/8 crea un’atmosfera sognante. Il violino canta sopra gli ondeggiamenti del pianoforte, inizialmente prodotti da un pedale di tonica; poi l’espressione si fa più appassionata, persino più tesa, e tale evoluzione è accompagnata da modulazioni in minore. Il brano termina con un ritorno della melodia iniziale e una stabilizzazione sul pedale di tonica, ma con varianti così numerose che sarebbe azzardato evocare una forma ABA’. La conclusione, eterea, svanisce in un soffio, invitando al sonno.