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Giulietta e Romeo (Romani / Vaccai)

Data

1825.10.31

Testo

Giulietta e Romeo è l’unica opera di Nicola Vaccai che sia passata alla posterità. Rappresentata a Milano il 31 ottobre 1825, si basa su un libretto di Felice Romani, ovviamente tratto dalla tragedia Romeo and Juliet di Shakespeare. Libretto che poco dopo fu musicato anche dal grande Vincenzo Bellini (I Capuleti e i Montecchi), il che contribuì fortemente a eclissare il lavoro di Vaccai, anche se la cantante Maria Malibran istituì l’usanza d’inserire una scena di Giulietta e Romeo nella quarta parte dell’opera di Bellini. Data in prima francese l’11 settembre 1827 al Théâtre-Italien, Giulietta e Romeo di Vaccai non entusiasmò molto il pubblico, giunto poco numeroso, né la critica. Certo, Il severo François-Joseph Fétis segnalava la concezione abile ed efficace del libretto: “La progressione della tragedia è sensata, le scene si susseguono in ordine naturale e la catastrofe è ben condotta.” Ma la musica dispiaceva al suo orecchio: “Lì dentro non c’è vita, non c’è inventiva, non c’è fascino: è musica fatta con procedimenti, non con l’ispirazione”, così riteneva, giudizio troppo netto per non contenere una dose d’ingiustizia. Va detto che il modello rossiniano, allora onnipresente, impedì probabilmente di valutare al suo giusto valore la musica di Vaccai, segnata dal suo influsso. Il compositore era tributario anche della tradizione napoletana che aveva ereditato dal suo maestro Giovanni Paisiello, e annunciava talvolta lo stile di Bellini. In definitiva, per imporsi alla sua musica mancò proprio la personalità. Il che non impedì a qualche suo frammento di passare alla posterità, tradotto per alcuni in francese.