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Grand Caprice sur la Somnanbula d’après Bellini op. 46 (Sigismund Thalberg)

Data

1842

Testo

Pubblicato nel 1842 presso la Veuve Launer, il Grand Caprice sur la Somnanbula d’après Bellini di Sigismund Thalberg appartiene al genere della parafrasi pianistica di arie d’opera alla moda che riscuote uno straordinario successo nell’Ottocento e nel quale spicca in modo assolutamente speciale il grande rivale di Thalberg, Franz Liszt. Thalberg ha dedicato varie parafrasi a opere di Bellini, in particolare una Grande Fantaisie et Variations sur un motif de Norma (op. 12). Conformemente all’accezione che il termine “capriccio” acquista a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento, il brano è composto da una successione di sezioni contrastanti basate su diversi temi dell’opera in due atti di Bellini, rappresentata al Teatro Carcano di Milano nel 1831. A un’introduzione drammatica in tempo Allegro moderato segue un Andante cantabile assai espressivo basato sull’ultima aria dell’opera, cantata da Amina: Ah, non credea mirarti, in cui l’eroina piange il proprio amore infelice per Elvino. Dapprima enunciato in quello acuto, il materiale tematico viene ripreso nel registro medio dello strumento, così da conferire una grande espressività al discorso. Nello stesso tempo la scrittura in forma di melodia accompagnata evolve in figurazioni strumentali di grandissimo virtuosismo. Un Andante sostenuto basato su un’altra aria dell’opera si rifà alla semplicità di una scrittura vocale, prima di evolvere anch’esso in grandi figurazioni virtuosistiche. Dopo un assalto di scale cromatiche ascendenti, l’opera termina in apoteosi su un Presto allegramente suonato “a tutta forza”.