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Grand Traité d’instrumentation et d’orchestration modernes (Hector Berlioz)

Data

1843

Testo

Pubblicato dapprima nella “Revue et Gazette musicale” sotto forma di un editoriale intitolato De l’instrumentation, il Traité d’orchestration fu subito accolto come un’opera di importanza capitale non appena fu pubblicato, nel 1843 (con la data del 1844). Il titolo completo dichiara l’ambizione dell’opera: Grande trattato di strumentazione e di orchestrazione moderna contenente l’indicazione precisa dell’estensione, un compendio del meccanismo e lo studio del timbro e del carattere espressivo dei diversi strumenti, accompagnato da numerosi esempi in partitura tratti da opere dei più grandi maestri e da alcuni lavori inediti dell’autore. Nessuno aveva mai tentato prima di allora una disamina così completa della materia, nemmeno l’amico di Berlioz Georges Kastner, nel suo Traité général d’instrumentation del 1837. Questa sorta di enciclopedia dell’orchestra, che ha la pretesa di essere esauriente, si inserisce dichiaratamente in una prospettiva storica,  poiché illustra il proprio discorso con esempi musicali presi dal passato e dal presente (Gluck, Méhul, Spontini, Beethoven, Meyerbeer, Halévy, Rossini e lo stesso Berlioz), ma si proietta anche nel futuro. Nel 1855 Berlioz ripubblica il suo Traité con aggiunte significative: il capitolo “Nuovi strumenti”,  in cui si interessa alle invenzioni di Adolphe Sax, nonché a strumenti che saranno presto abbandonati (come il melodium e l’ottobasso); l’appendice “Il  direttore d’orchestra: teoria della sua arte”, che ci rivela l’evoluzione in atto all’epoca, con la scomparsa della figura del musicista che dirigeva suonando il violino o il pianoforte. Considerando gli strumenti da un punto di vista antropomorfico, Berlioz unisce i dati tecnici a una dimensione poetica che consente di comprendere meglio le sue composizioni.