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Grande Sonate “Les Quatre Âges” op. 33

Data

1848

Descrizione

20 ans. Très vite – 30 ans. Quasi Faust. Assez vite – 40 ans. Un heureux ménage. Lentement – 50 ans. Prométhée enchaîné. Extrêmement lent

Composta nel 1847-48, probabilmente mai suonata in pubblico durante la vita di Alkan, la Grande Sonate op. 33 è nondimeno una delle più notevoli composizioni pianistiche dell’Ottocento. A immagine delle ultime sonate di Beethoven, modello rivendicato, essa si emancipa da schemi prestabiliti: il tempo rallenta a seconda delle “quattro età”, ognuna in un tempo diverso secondo un’architettura che tradisce l’impossibilità di un ritorno al passato. Il riferimento a Goethe e la proiezione autobiografica ricordano Berlioz, al quale Alkan viene paragonato da Hans von Bülow. Si pensa anche a Liszt, ispirato da Faust e dal mito di Prometeo, il quale dispiega nella propria Sonata in si minore un virtuosismo e una libertà formale simili a quelli di Alkan. L’impetuosità capricciosa e la fantasticheria amorosa animano i “20 anni”. Il secondo movimento fonde le figure di Faust e di Mefistofele alle quali si contrappone l’innocente freschezza di Margherita, e cita l’inno gregoriano Verbum supernum cantato durante il Corpus Domini. In un clima prossimo a certi Lieder ohne Worte di Mendelssohn, l’uomo di “40 anni” viene presentato nel proprio focolare domestico mentre intona le orazioni della sera assieme ai figli (una placida felicità che Alkan non conoscerà mai). Illusioni dissipate dall’ultimo movimento, che si alterna tra tremoli tenebrosi, marcia oppressa e preghiera rassegnata. Nel 1848 Alkan va incontro alla più grave depressione della sua vita allorché non ottiene l’incarico di docente di pianoforte al Conservatorio. A trentacinque anni non è già più Faust, ma Prometeo incatenato, simbolo dell’artista colpito dall’ira divina.