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Gwendoline (Mendès / Chabrier)

Data

1886.4.10

Descrizione

Opéra en deux actes et trois tableaux créé au théâtre de la Monnaie de Bruxelles.

Testo

Paul Lacome, sconvolto dal secondo atto di Gwendoline che l’amico Emmanuel Chabrier aveva suonato per lui, scrisse subito alla moglie: «È tutto assolutamente sublime e credo davvero che ci sia del genio. Ma è così difficile! Talmente difficile che c’è da temere che non lo porterà a nulla e che egli non ne ricavi che delusioni. Ecco il destino delle persone troppo elevate.» Queste parole riassumono piuttosto bene il destino dell’opera di Chabrier, la quale, abbozzata nella primavera del 1879, non sarà rappresentata all’Opéra di Parigi prima del dicembre 1893. Catulle Mendès racconta che il musicista venne a trovarlo una mattina e gli disse: «Mi occorre un libretto d’opera entro tre giorni, conto su di Lei». Il librettista si mette al lavoro 10 marzo 1879, ispirandosi a un personaggio della Conquête d’Angleterre di Augustin Thierry. La prima ha luogo il 10 aprile 1886 alla Monnaie di Bruxelles e riscuote un vero successo; purtroppo però il teatro fallisce. Nel 1889 il direttore d’orchestra Felix Mottl fa allora conoscere l’opera di Chabrier al di là del Reno, ove viene apprezzata. Per quanto wagneriana, Gwendoline presenta nondimeno «linee melodiche magnifiche, cori potenti, vigorosi, e un’orchestrazione, una tessitura sonora di straordinaria ricchezza » (J.-P. Penin). I ruoli sono assai difficili: Gwendoline deve poter disporre di un registro medio ricco ma anche di facilità negli acuti, su una scala che va dal si grave al re bemolle acuto, mentre il baritono Harald è spesso confinato nel registro alto. La diafana sospensione del canto d’amore dell’atto II, «Soir nuptial», con il controcanto del violino solo, ultimo momento di rêverie e di pace prima della battaglia, ricorda la conturbante atmosfera del duetto tra Ursula e Héro di Berlioz, mentre Ravel potrebbe essersi ricordato dell’ouverture, che evoca gli umori del mare all’alba cari al compositore di Daphnis et Chloé.

La trama

Nel XVIIII secolo il danese Harald, re dei mari, sbarca in terra sassone, deciso e saccheggiarla e a metterla a ferro e fuoco, allorché appare la giovane Gwendoline, figlia del vecchio Armel. Harald si innamora di lei e domanda la sua mano al padre, il quale accetta ma consegna alla figlia un coltello con cui dovrà uccidere lo sposo la sera delle loro nozze, mentre i sassoni assalteranno i danesi indeboliti dalla festa nuziale e dal vino. Sinceramente innamorata di Harald, Gwendoline gli rivela lo stratagemma. Dopo un languido duetto d’amore («Soir nuptial») ha inizio la battaglia, nella quale Harald si getta impugnando il coltello che lo doveva uccidere. I danesi fuggono o soccombono. Quando Armel ordina di dare il colpo di grazia a Harald, addossato a un albero, coperto di ferite, armato solo di un troncone di coltello, Gwendoline si getta tra le braccia dello sposo e si toglie la vita. Spirando mentre guardano il bagliore delle navi danesi incendiate, simile a un’aurora boreale sul mare, gli amanti «gloriosi e gioiosi [vedono] già schiudersi il Walhalla degli eroi e delle vergini guerriere» (C. Mendès).