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Herculanum (Méry & Hadot / David)

Data

1859.3.4

Testo

Rappresentata all’Opéra de Paris il 4 marzo 1859, Herculanum di Félicien David fa parte delle ultime produzioni del grand opérafrancese: s’inserisce nel solco delle grandi opere di Rossini, Halévy e Meyerbeer e al tempo stesso reca testimonianza della rivoluzione verdiana che comincia a ripercuotersi sulla scena lirica francese (Les Vêpres siciliennes vengono rappresentate a Parigi nel giugno 1855). Come ne La Magicienne di Halévy (rappresentata nel 1858) – e in accordo con l’orientamento politico dell’imperatore Napoleone III – il libretto è chiaramente orientato alla promozione del cristianesimo. L’eruzione del Vesuvio che nel 79 ricoprì Ercolano, Pompei e Stabia viene qui considerata l’esito della decadenza della civiltà antica e dalle persecuzioni inflitte ai primi cristiani. Il libretto di Joseph Méry e T. Hadot favorisce l’elemento spettacolare: il lusso dei costumi, delle scene, delle attrezzerie, dei macchinari e delle danze farà peraltro scrivere a Berlioz nella sua rubrica su “Le Journal des débats” (12 marzo 1859): “Non credo che abbiano mai fatto all’Opéra nulla di più magnifico della messinscena di Herculanum.” La partitura di Herculanum, unica opera scritta da Félicien David per quel teatro, stupisce molti suoi contemporanei per l’ampiezza e gli accenti solenni di uno stile che sistematicamente si discosta dall’esotismo sinfonico tipico dell’autore di Le Désert. Svariati numeri sono acclamati dalla critica: la scena della seduzione di Hélios del I atto, il II atto e le sue reminiscenze schubertiane; le arie di balletto del III atto; e, soprattutto, il duetto di Hélios e Lilia del IV atto.