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Le Dernier Jour de Pompéi (Victorin Joncières)

Data

1869.9.21

Testo

Opera in quattro atti su libretto di Charles Nuitter e Beaumont dal romanzo di Edward George Bulwer-Lytton

Rappresentato il 21 settembre 1869 al Théâtre-Lyrique (Parigi) sotto la direzione di Jules Pasdeloup, Le Dernier Jour de Pompéi è la seconda opera di Joncières. La critica rimproverò ai librettisti Nuitter e Beaumont di aver proposto un assieme di scene poetiche (dal romanzo di Bulwer-Lytton) più che un’azione perfettamente coerente. Ciò non impedisce a Joncières di sfruttare efficacemente il libretto. La ricchezza della sua opera ha fatto parlare, come spesso all’epoca, di “tendenze wagneriane” (queste in realtà sono percepibili solo della Marcia dei sacerdoti che si recano al tempio di Iside nel I atto, dove la scrittura orchestrale attesta un remoto influsso di Tannhäuser). Lo stile vocale di Joncières rivela “una grande ampiezza e una grande libertà di condotta, soprattutto nei cori”, notava Henri Lavoix sulla “Revue et Gazette musicale” all’indomani della prima dell’opera. L’ouverture è particolarmente riuscita grazie al corale di ottoni che si alternano ai legni, quindi al tema del corno, futuro leitmotiv della follia di Hermès. La romanza di Nydia “Que de reconnaissance!” situa Joncières nel solco di Gluck. Il duetto “Tout bruit se tait”, che chiude l’atto I con grande poesia, è uno dei pezzi meglio riusciti dell’opera. La prima parte dell’atto II, riservata al personaggio di maliarda de La Saga, è notevole per l’attenzione al colorito orchestrale. Nel III atto è l’aria di Pythéas “Ô mon fils, mon disciple” a spiccare in special modo. L’ultimo atto è segnato dalla presenza di un frammento strumentale che descrive l’eruzione del Vesuvio, sorta di poema sinfonico (dunque senza parole) inglobato nella partitura in guisa di cambio di quadro a vista.