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Le Roi malgré lui (Najac & Burani / Chabrier)

Data

1887.5.18

Testo

Subito dopo la prima esecuzione il 18 maggio 1887 Le Roi malgré lui fu colpito dalla malasorte. Dopo tre rappresentazioni un incendio devastò la Salle Favart. Ripresa sei mesi dopo sulla scena provvisoria del Théâtre Lyrique, l’ultima opera terminata da Chabrier non si sarebbe mai imposta. Certo, l’improbabile libretto in tre atti di Émile de Najac e Paul Burani non migliorava affatto la situazione: alla fine di molteplici travestimenti, strascichi e qui pro quo, Enrico di Valois (futuro Enrico III) accetta il trono di Polonia, dopo aver tuttavia allontanato l’ingombrante Fritelli, del quale brama la moglie Alexina. Chabrier chiese l’aiuto di Jean Richepin, quindi contribuì personalmente, senza farsi illusioni sul risultato: “Troviamo qui un po’ di tutto: una bouillabaisse di Najac e Burani, cucinata da Richepin, alla quale io appiccico spezie. Il documento è straordinario.. Pare che baruffiamo.” Eppure i versi dozzinali di questa trama confusa gli ispirarono una musica smagliante, la cui freschezza e vitalità si contrappongono alla maestà del dramma wagneriano, pur ammirato da Chabrier. Anche se l’inizio dell’atto III (suonato in concerto con il titolo di Danse slave) apporta un tocco di colore locale, nel suo complesso la partitura non si preoccupa troppo degli accenti polacchi. La festa dell’atto II è ravvivata da un valzer che associa slanci viennesi allo splendore di España. Tra le arie e gli insiemi dall’accattivante varietà di espressione, particolarmente memorabile è il duetto di Enrico e Alexina (atto II), che rivaleggia con la Barcarola di Les Contes d’Hoffmann.