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Le Songe de Cléopâtre, nocturne (Mel Bonis)

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Le Songe de Cléopâtre op. 180/1 è un brano di grande ampiezza la cui modernità contrasta con l’usuale produzione per pianoforte a quattro mani della compositrice. Inedita fino al 2007, l’opera ci è giunta sotto forma di copia calligrafata che presenta correzioni per mano di Mel Bonis. Si tratta della riduzione, eseguita dall’autrice, di un’opera sinfonica eponima rimasta inedita e facente parte del trittico postumo “Trois femmes de légende” (assieme a Salomé op. 100/2 e a Ophélie op. 165/2). Poiché i due manoscritti di Le Songe de Cléopâtre (quello per orchestra e quello per pianoforte) non recano alcuna data, possiamo solo ipotizzare il loro periodo di composizione alla luce dello stile adottato. Assai affine alle grandi opere della maturità di Mel Bonis, Le Songe de Cléopâtre, per “le sue ricercate armonie così personali, i ritmi languidi, la sensualità e le fughe nell’esotismo”, sembra indicare– a detta di Christine Géliot, che ne ha curato l’edizione – che l’opera sia stata scritta dopo la prima guerra mondiale. Il “sogno” premonitore della regina d’Egitto che intravede la propria rovina è un antico topos della tragedia francese (lo incontriamo fin dal 1553 in Cléopâtre captive di Étienne Jodelle), che consente alla compositrice di evocare contemporaneamente la serenità del sogno e il terrore della visione funesta. Mentre la scrittura “impressionista” di numerosi passaggi attesta l’evidente influsso di Debussy, certi accenti paiono in accordo con la modernità pianistica degli anni Venti e sembrano così evocare addirittura lo stile del giovane Gerswhin (in particolare la Rhapsody in Blue del 1924).