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BEETHOVEN, Ludwig van (1770-1827)

Nume tutelare dell’Ottocento musicale, padre del romanticismo, Beethoven è stato idolatrato in vita per il suo talento di pianista e di compositore. Formato con severità da un padre musicista presso la Cappella di Bonn, il quale intendeva fare di lui un nuovo Mozart, Beethoven si distingue molto presto come concertista (a Colonia nel 1778). Rinviato di qualche anno a causa della morte della madre (1787), il suo trasferimento a Vienna – allora capitale europea della musica – avviene nel 1792. Qui Beethoven riceve l’insegnamento dei grandi maestri dell’epoca: Haydn, Schunck, Albrechtsberger e Salieri. Il suo talento di virtuoso e d’improvvisatore gli consente di riscuotere numerosi successi, tanto che tre alti dignitari decidono di finanziare la sua carriera d’interprete e di compositore indipendente. Godendo di una libertà a quei tempi eccezionale per un artista, Beethoven si distacca dai contemporanei e compone una musica sempre più personale. Se le sue prime opere – in particolare le Sonate per pianoforte op. 7 e op. 13, le Sinfonie n. 1 e n. 2, i Sei Quartetti op. 18 – attestano l’assimilazione del linguaggio musicale contemporaneo, quelle successive (le sinfonie dalla 3 alla 8, Fidelio, i Quartetti Razumovsky o, ancora, le sonate e i concerti per pianoforte) attestano la sua capacità di affrancarsi dai canoni classici per sperimentare una via nuova. La sordità di cui Beethoven è vittima a partire dal 1815 spinge l’uomo a ripiegarsi su se stesso e il compositore a proporre una musica appassionata e tendente all’astrazione (le Variazioni Diabelli, la Missa solemnis e la Sinfonia n.. 9).

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  • Ludwig van Beethoven (par Dantan)