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FAURE, Jean-Baptiste (1830-1914)

Il grande baritono, nativo di Moulins, studiò al Conservatoire de Paris con Louis Ponchard (canto) e Théodore-François Moreau-Sainti (opéra-comique). Era anche pianista e contrabbassista, e inizialmente si guadagnava da vivere suonando nell’orchestra dell’Odéon e dando lezioni. Appena diplomato, fu ingaggiato dall’Opéra Comique, dove creò, tra gli altri, il ruoli di Hérigny in Manon Lescaut di Auber e di Hoël nel Pardon de Ploërmel di Meyerbeer. Nel 1861 passò all’Opéra, dove fu il primo interprete di Nélusko nell’Africaine di Meyerbeer, del Marchese di Posa nel Don Carlos di Verdi e del ruolo eponimo di Hamlet di Thomas, in cui diede una prova straordinaria. Si distinse nel repertorio francese e italiano a Parigi e all’estero. Nel 1875, fu protagonista del Don Giovanni nell’allestimento del capolavoro mozartiano al nuovo Palais Garnier. Un cilindro fonografico inciso negli ultimi anni dell’Ottocento testimonia le sue qualità e i suoi difetti: una voce ampia e omogenea servita da una dizione eccellente, che però a volte sacrifica il testo a favore dell’effetto (portamenti, note tenute). Professore al Conservatoire de Paris dal 1857 al 1860, scrisse La Voix et le chant (1886) e Aux jeunes chanteurs (1898), e compose cinque raccolte di mélodies di ispirazione religiosa, che riscossero grande successo. Era anche un grande collezionista di quadri; il suo appartamento parigino e la casa che possedeva a Étretat erano considerati veri e propri musei di arte moderna. Manet (di cui Faure possedeva Le Déjeuner sur l’herbe) ritrasse il cantante nel ruolo di Amleto.