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GRANDVAL, Clémence de (1828-1907)

Ultimogenita di una famiglia aristocratica della Sarthe, Clémence de Reiset beneficia in gioventù delle attività artistiche che i genitori, pianista e scrittrice dilettanti, organizzano nel loro castello. Frequenta così in particolare il compositore tedesco von Flotow, che le insegna il pianoforte, e Frédéric Chopin, che per lei rimarrà sempre una fonte d’ispirazione. Clémence comincia a dedicarsi veramente alla composizione solo dopo il matrimonio con Charles-Grégoire de Grandval nel 1851 e approfitta allora delle lezioni di Camille Saint-Saëns. Fin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento la giovane compositrice si fa brillantemente conoscere: il suo Deuxième Grand Trio per violino, violoncello e pianoforte viene pubblicato da Heugel nel 1853 e la sua Messa entra, al pari del suo Stabat Mater, nel repertorio di numerose chiese. Tuttavia è al teatro che Clémence de Grandval si dedica tra il 1859 (Le Sou de Lisle) e il 1869 (Piccolino), firmando solitamente le proprie opere con uno pseudonimo. Nel corso degli anni Settanta s’interessa alla musica strumentale e s’impegna nella Société nationale de musique. L’influsso che Clémence de Grandval esercita sull’ambiente musicale parigino, nell’ambito delle società concertistiche o dei salotti aristocratici, è allora al suo apogeo. L’esecuzione del Concerto per oboe e orchestra op. 7 alla Société des concerts du Conservatoire appare come il simbolo di questo successo, sancito altresì dal conferimento del premio Rossini nel 1880 (per l’oratorio La Fille de Jaïre) e del premio Chartier (1890) che corona il complesso della sua produzione cameristica. Ultima grande composizione di Clémence de Grandval è l’opera Mazeppa, data in prima esecuzione a Bordeaux nel 1892.