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HERVÉ (1825.6.30-1892.11.3)

Louis-Auguste-Florimond Ronger, dit Hervé.

Compositore, librettista, attore, cantante, impresario e direttore di compagnia, Hervé è generalmente considerato il padre dell’operetta, benché tale titolo sia talvolta attribuito al suo rivale Jacques Offenbach, la cui carriera si svolse parallelamente alla sua. Rimasto orfano di padre a 10 anni, Florimond Ronger si stabilisce a Parigi, ove diventa corista nella chiesa di Saint-Roch. Grazie al suo talento musicale, viene presentato al compositore Daniel-François-Esprit Auber, allora al culmine della sua fama, il quale accetta di dargli lezioni private. È nominato organista della cappella dell’ospedale di Bicêtre, ove scrive la sua prima opera, L’Ours et le Pacha, un breve opéra comique che viene interpretato dai pazienti di quello che è definito ancora «ricovero per alienati». Dopo qualche anno ottiene un posto di organista più prestigioso, a Saint-Eustache. In aggiunta ai suoi impegni in chiesa, intraprende una carriera teatrale come comparsa e corista in varie sale di periferia; è allora che assume lo pseudonimo di Hervé. Nel 1847 scrive una pochade, Don Quichotte et Sancho Pança, considerata la prima «operetta», che va in scena in un teatrino del Boulevard Montmartre, ma sarà ben presto rappresentata sul prestigioso palcoscenico dell’Opéra National, appena fondata da Adolphe Adam. Direttore d’orchestra dell’Odéon e poi del Théâtre du Palais-Royal, nel 1854 apre un teatro suo in Boulevard du Temple, che chiama Folies-Concertantes e poi Folies-Nouvelles, e dove presenta operette di sua composizione (Le Compositeur toqué, La Fine Fleur de l’AndalousieUn drame en 1779…), ma anche una delle prime opere di Offenbach, Oyayaye ou la Reine des îles (1855), e una di Léo Delibes, Deux sous de charbon (1856). Qualche noia con la giustizia e problemi di salute lo costringono a ritirarsi per qualche tempo, e così nel 1859 cede la sala all’attrice Virginie Déjazet, che la ribattezzerà a suo nome. Grande viaggiatore, Hervé si esibisce in provincia come cantante prima di ristabilirsi nuovamente a Parigi e assumere la direzione musicale del Théâtre des Délassements-Comiques, ove mette in scena un’opera che colpisce il pubblico per la sua eccentricità: Le Hussard persécuté. Allestisce poi al Théâtre des Variétés Le Joueur de flûte, un opéra-bouffe in un atto il cui soggetto prefigura quello della Belle Hélène. Les Chevaliers de la Table Rondeopéra-bouffe in 3 atti, rappresentata alle Bouffes-Parisiens, è la prima delle grandi operette di Hervé. In seguito diventa direttore d’orchestra all’Eldorado e compositore residente del Théâtre des Folies-Dramatiques, ove ottiene grande successo con L’OEil crevé (1867), Chilpéric (1868) e Le Petit Faust (1869). Questi due ultimi lavori forniscono a Hervé l’occasione di intraprendere una fruttuosa carriera in Inghilterra, giacché li eseguirà lui stesso a Londra. Le opere che mette in scena a Parigi negli anni successivi avranno meno fortuna; si tratta di Le Trône d’Écosse (1871), La Veuve du Malabar (1873) e Alice de Nevers (1875). Nel 1878 interpreta il ruolo di Jupiter in una ripresa di Orphée aux enfers diretta dallo stesso Offenbach. Segue il ciclo di operette- vaudeville che Hervé scrive per Anna Judic, la vedette del Théâtre des Variétés : La Femme à papa (1879), La Roussotte (1881), Lili (1882) e infine Mam’zelle Nitouche (1883) – quest’ultima ispirata ai suoi stessi esordi, quando faceva l’organista di giorno e il compositore d’operette la sera. Nel 1886 Hervé lascia Parigi per Londra, ove compone una serie di balletti per l’Empire Theatre. Nel 1892 ritorna in Francia, ove mette in scena il suo ultimo lavoro, l’opéra-bouffe Bacchanale, poco prima della sua morte, sopravvenuta il 3 novembre 1892.