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HOLMÈS, Augusta (1847-1903)

Augusta Holmès sfidò ogni convenzione, in un’epoca in cui la composizione non era cosa accettabile per una donna di una certa condizione sociale. Sin dalla sua giovinezza, questa anglo-irlandese (naturalizzata francese nel 1873), figlioccia di Alfred de Vigny, seguì un percorso atipico. Dotata per la musica ma anche per la pittura e per la letteratura (scriverà personalmente la maggior parte dei suoi libretti), non frequentò mai il Conservatorio. Si formò privatamente con Henri Lambert nell’armonia, con Hyacinthe Klosé nella strumentazione e con Guillot de Sainbris nel canto, prima di diventare discepola di César Franck (del quale non sarebbe stata l’amante, contrariamente a quanto insinuato da alcuni). Per quasi vent’anni fu legata a Catulle Mendès, dal quale ebbe cinque figli. Pur coltivando la miniatura, come altre compositrici dell’epoca, questa ammiratrice di Wagner (al quale fece visita nel 1869) osò confrontarsi anche con la grande forma. Oltre mille musicisti eseguirono la sua Ode triomphale en l’honneur du centenaire de 1789 in occasione dell’Esposizione universale del 1889. Le sue opere liriche Astarté, Lancelot du lac e Héro et Léandre non furono mai rappresentate finché visse; solo La Montagne noire conobbe gli onori della scena, all’Opéra di Parigi nel 1895, ma ricevette un’accoglienza tiepida a motivo della misoginia e dell’antiwagnerismo imperanti all’epoca. I suoi lavori per voce e orchestra così come i suoi poemi sinfonici attestano il suo amore per l’Antichità (Andromède, Prométhée, Les Argonautes) e la sua propensione a esaltare il sentimento nazionale (Lutèce, Ludus pro patria, Irlande, Pologne).