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PAGANINI, Niccolò (1782-1840)

Figlio di un musicista dilettante che gli insegna i rudimenti del violino e del mandolino, Paganini completa la propria educazione strumentale con musicisti professionisti genovesi: Cervetto e successivamente Costa. Già all’età di dodici anni il giovane virtuoso tiene i primi concerti e compone una serie di variazioni su La Carmagnola. La sua formazione, per quanto riguarda la composizione, prosegue a Parma con Ghiretti e Paer. In seguito Paganini si trasferisce a Lucca, dove viene assunto come musicista d’orchestra. Solo nel 1810 decide di dedicarsi unicamente alla carriera solistica. Intraprende allora una serie di trionfali tournée in Italia, inframmezzate a periodi di riposo resi necessari dalla sua salute cagionevole. Il carattere spettacolare ed eccentrico delle sue esibizioni, che viene segnalato fin dai primi successi, gli procura una fama che varca rapidamente le frontiere: nel 1828, a Vienna, Schubert presente a un suo concerto crede di “sentire cantare un angelo”. Questa notorietà europea arriva in Germania per culminare nell’apoteosi di Parigi (nel 1831 e nel 1832) e poi di Londra. Paganini diventa il musicista più acclamato della prima metà del secolo. Il mondo romantico trova il suo eroe in questo uomo magro e tenebroso, dai capelli scuri e dalla carnagione diafana. Affascinati dal personaggio, i contemporanei (tra cui Chopin, Berlioz, Schumann, Liszt, Stendhal o, ancora, Balzac) lo sono anche dalle sue composizioni e dalla sua tecnica violinistica. Esplorando i limiti dello strumento, Paganini segna da solo una rottura nella storia dell’interpretazione strumentale.