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PALADILHE, Émile (1844-1926)

Bambino prodigio, Émile Paladilhe lo fu sicuramente. Entrato a nove anni al Conservatorio di Parigi, ottiene un primo premio di pianoforte, un secondo premio di organo, studia composizione con Halévy. Nel 1860 riceve il prix de Rome, diventandone così il più giovane vincitore. Indifferente al rinnovamento della musica orchestrale francese, si dedica quasi esclusivamente alla musica vocale, nella quale si distingue per l’eleganza delle linee melodiche, il senso drammatico e la padronanza dell’orchestrazione. La sua prima partitura rappresentata sulle scene, l’opera in un atto Le Passant (1872), è un insuccesso. Paladilhe compone poi L’Amour africain (1875), Suzanne (1879), prima di conoscere il trionfo con Patrie!, rappresentata all’Opéra di Parigi nel 1886. Il libretto di Victorien Sardou (tratto da un proprio dramma) e Louis Gallet s’ispira alla rivolta dei Paesi Bassi durante il regno di Filippo II nel Cinquecento. Dopo questo grand opéra fedele alle convenzioni del genere, Paladilhe abbandona le scene teatrali. Compone successivamente numerose opere sacre, nelle quali è spesso richiesto l’organo. In questo campo ricordiamo l’oratorio Les Saintes-Maries de la Mer (1892), lo Stabat Mater (1905), due messe e sei mottetti. Paladilhe ha anche felicemente coltivato la mélodie, in uno stile che evoca Gounod e Massenet. Segnaliamo che il musicista, nato a Montpellier, ha musicato alcuni testi in occitano e in provenzale.