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POULENC, Francis (1899-1963)

Nato a Parigi e discendente di una famiglia di ricchi industriali, Francis Poulenc s’inizia al pianoforte con il virtuoso Ricardo Viñes. Benché la sua formazione di compositore sia più sommaria (riceve solo alcune lezioni private da Charles Kœchlin), Poulenc si dedica fin da giovanissimo alla scrittura e conosce i primi successi all’indomani della prima guerra mondiale con i Trois Mouvements perpétuels per pianoforte (1918) e Le Bestiaire per voce e pianoforte (1919). Per la sua estetica elegante e spiritosa, fortemente influenzata dalla musica di Satie, Poulenc si colloca al centro di un’avanguardia musicale parigina in contrapposizione tanto al wagnerismo quanto al romanticismo: il Gruppo dei Sei (assieme a Georges Auric, Louis Durey, Arthur Honegger, Darius Milhaud e Germaine Tailleferre). Negli anni tra le due guerre Poulenc compone un gran numero di mélodies (in particolare il ciclo Cocardes su testi di Cocteau), esplorando al tempo stesso generi diversi: il balletto Les Biches, la cantata Le Bal masqué e quattro concerti, in particolare per pianoforte, due pianoforti e clavicembalo. Dopo il 1935 la sua ispirazione si orienta verso soggetti religiosi e umanistici. Le Litanies à la Vierge noire (1936), i Quatre Motets pour un temps de pénitence (1938) oppure Figure humaine (su poesie di Paul Éluard, 1943) definiscono così un’estetica nuova del coro a cappella: una musica fuori del tempo, tra polifonia cinquecentesca e modernità. Le opere Dialogue des Carmélites (Bernanos, 1956) e La Voix humaine (Cocteau, 1958) riescono a imporre definitivamente Poulenc come un compositore cardine del Novecento francese.

    Immagine - 1
  • Francis Poulenc
  • Opere - 2
  • Concerto pour deux pianos et orchestre (Francis Poulenc)
  • Concerto pour piano et orchestre (Francis Poulenc)
  • Argomento - 1
  • La mélodie francese