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D'INDY, Vincent (1851-1931)

Nato in una famiglia d’antica nobiltà delle Cevenne, educato nella fede cattolica, Vincent d’Indy studia pianoforte con Diémer e Marmontel, armonia con Lavignac. Intraprende studi giuridici, ma la scoperta delle opere di Beethoven, Berlioz e Wagner decide la sua vocazione. Entrato nel 1874 al Conservatorio di Parigi, completa la propria formazione con Franck, di cui difende l’eredità con ardore, perfino con dogmatismo: le sue opere adottano spesso il principio ciclico. Facoltoso, d’Indy si sarebbe potuto dedicare solo alla composizione. Invece combatte su tutti i fronti: direttore d’orchestra per sostenere certi repertori, presidente della Société nationale de musique alla morte di Franck nel 1890, fondatore nel 1894 della Schola Cantorum dove svolge una frenetica attività didattica, autore di libri talvolta polemici. D’Indy vagheggia un dramma musicale alla francese ispirato all’esempio wagneriano: risultato ne sono le opere Fervaal (1897) e L’Étranger (1903). S’inserisce anche nella corrente “regionalista” che propugna l’uso di melodie folkloriche, come attesta la sua celebre Symphonie “cévenole”. Abbondante, l’opera di d’Indy rimane poco nota, addirittura poco amata. Il suo spirito post-romantico e il suo stile spesso e volentieri germanico vennero contrapposti al cammino tracciato da Debussy o Ravel. Nondimeno essa è ispirata e dà prova di notevole maestria. Ma è anche vero che la rigidità, lo sciovinismo e l’antisemitismo di d’Indy non furono estranei al disamore che ricadde sulla sua produzione.