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Il concerto in Frania nell'Ottocento

Il concerto appare in Francia intorno al 1750. Destinato in un primo tempo al violino o ai fiati, presto s’interessa ai nuovi strumenti del secolo: il violoncello, l’arpa e – soprattutto – il fortepiano. I primi concerti per pianoforte, firmati da Rigel o Edelmann negli anni Settanta, assegnano al solista un ruolo di primo piano e all’accompagnamento un carattere quasi facoltativo: è ancora vivo lo spirito della musica da camera. Con le opere di Hyacinthe Jadin (composte intorno al 1795) o quelle di Steibelt e Hérold (composte intorno al 1810), nasce veramente il grande concerto romantico, caratterizzato da un temibile virtuosismo (che preannuncia Chopin) e da un’ampiezza sinfonica ereditata dalla scuola viennese di Mozart e Beethoven. A poco a poco il concerto si trasforma: assumendo proporzioni colossali in Saint-Saëns, Massenet, Dubois o Pierné, acquista anche orientamenti più tipicamente francesi, optando ad esempio per la forma di una libera rapsodia (Fantaisie di Debussy, Ballade di Fauré) o per l’inserimento del solista nell’orchestra (Symphonie cévenole di d’Indy, Symphonie n. 3 di Saint-Saëns).