Home / Temi / Il grand opéra francese

Stampare il contenuto della pagina

Il grand opéra francese

Erede, tra gli altri, di Gluck e di Spontini, il grand opéra s’impone con Auber (La Muette de Portici, 1828), Rossini (Guillaume Tell, 1829), Halévy (La Juive, 1835) e soprattutto Meyerbeer (Robert le diable, 1831; Les Huguenots, 1836). Esso ha affascinato parecchi compositori stranieri, quali Wagner che modifica Tannhäuser per le rappresentazioni parigine del 1861, e Verdi che scrive Les Vêpres siciliennes e Don Carlosper la capitale francese. In quattro o cinque atti, il grand opéras’ispira generalmente a un evento storico in un passato sufficientemente lontano da aggirare la censura (spesso il Medio Evo o il Rinascimento). Moltiplica i contrasti, in particolare tra momenti intimisti e quadri collettivi (presenza obbligatoria di un balletto, scene di giuramento, cerimonie grandiose). Le arie virtuosistiche, nelle quali lo stile italiano si fonde con la declamazione francese, si alternano a “romanze” e a “canzoni” derivate dall’opéra-comique. La messinscena spettacolare si basa su documenti d’archivio per elaborare i costumi e le scene con il massimo di precisione e di realismo.