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Il “pezzo di genere” pianistico

Il “pezzo di genere” fiorisce in età romantica sotto l’influsso di quello spirito rapsodico che definisce l’intero Ottocento: la mente sembra libera da costrizioni formali e si dispiega a seconda dell’ispirazione del momento. Ma già le epoche precedenti incoraggiavano questa creatività attraverso l’arte dell’improvvisazione. I preludi romantici (Chopin, Kalkbrenner, Hummel…) riprendono questa vena barocca, ravvivata da armonie sulfuree e spesso sorprendenti. Contemporaneamente quei “pianisti-poeti” che furono Chopin, Heller o – in Germania – Mendelssohn, Schumann e Brahms inventano il “notturno”, l’“intermezzo”, la “rapsodia”… Perfino lo “studio” pianistico, genere didattico che parrebbe così poco propizio all’effusione dell’anima, si carica di un pathos nuovo. Poiché, accanto a Cramer o Czerny, Hélène de Montgeroult, Chopin, Liszt, Chaminade e Saint-Saëns gli conferiscono una nuova capacità espressiva. Certe menti rivoluzionarie, come Alkan, non esiteranno a conferirgli una spettacolare dimensione temporale (dai venti ai trenta minuti).