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Il sassofono dal 1842 agli inizi del Novecento

Il costruttore di strumenti Adolphe Sax probabilmente non immaginava a quale successo fosse destinato il sassofono, una delle sue innumerevoli invenzioni. Messo a punto nel 1842 e brevettato nel 1846, questo strumento dotato (come il clarinetto) di un’ancia semplice, di un numero di chiavi da diciannove a ventidue e di un ampio tubo, è esistito in quattordici versioni. Oggi ne sopravvive la metà, in particolare quello soprano, contralto, tenore e baritono. Il sassofono suscita immediatamente l’interesse di Berlioz e Kastner, compositori e teorici dell’orchestra. Tuttavia rimarrà marginale nell’orchestra sinfonica, benché sia in uso fin dal 1854 nelle bande militari e nonostante il suo impiego da parte di Halévy ne Le Juif errant (1852), di Meyerbeer ne L’Africaine(1865) o di Bizet ne L’Arlésienne(1872). Decisiva sarà l’azione dell’americana Elise Hall: a partire dal 1900 questa sassofonista e mecenate impone lo strumento negli Stati Uniti, commissionando in particolare partiture a Debussy, Caplet, Schmitt, d’Indy, Gaubert e Huré. Dagli anni Venti in poi, con Coleman Hawkins il sassofono diventa lo strumento jazz che conosciamo.