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Il trio con pianoforte in Francia nell’Ottocento

Agli albori dell’Ottocento appare in Francia un’abbondante produzione di trii: si tratta spesso di opere scritte per fortepiano (o clavicembalo), violino (o flauto) e violoncello, con parti complesse per la tastiera, destinate a valorizzarne la tecnica esecutiva. Fino al 1815 il repertorio d’uso privato, suonato da amatori, non conosce, o quasi, esecuzioni pubbliche: è costituito da opere di francesi di nascita o di adozione, come Pleyel, e da quelle di Haydn, Mozart e Beethoven. Il genere fiorisce in Germania sotto l’influsso di pianisti virtuosi e i trii di Schubert, Schumann e Mendelssohn costituiscono i modelli di riferimento per i compositori francesi. Onslow, che ne compone une decina, riceve così il soprannome di “Beethoven francese”. Si generalizza la forma in quattro movimenti, con delle parti pianistiche brillanti che non escludono un lirismo effusivo degli archi. Anche se molti rendono più o meno regolarmente tributo al trio con pianoforte (come Chopin, David e Reber), sarà la fondazione della Société nationale de musique, nel 1871 a favorire una fioritura di composizioni strumentali: Saint-Saëns, Dubois, Widor, Castillon, quindi Fauré, Debussy, Ravel o, ancora, Roussel che ne scriveranno a loro volta.