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Il virtuosismo pianistico

Ispirati dal modello violinistico di Paganini, i compositori romantici fanno del pianoforte lo strumento virtuosistico per antonomasia. La tecnica di esecuzione pianistica, stimolata dai progressi della fattura e dalla circolazione delle opere su scala europea, evolve verso una maggiore potenza e velocità in particolar modo tra il 1810 e il 1840. Vengono pubblicati metodi didattici, mentre innumerevoli pezzi virtuosistici esplorano le nuove possibilità dello strumento (di cui gli studi di Liszt o di Chopin rimangono gli esempi più impressionanti). La vittoria del pianista (che è ormai un professionista) sulle più insormontabili difficoltà dà l’avvio a una ricerca del timbro e dell’inaudito: l’avvento del virtuosismo pianistico è in primo luogo un fattore di creatività nuova. Certo, non mancano gli eccessi, il che spiega perché esso non goda del favore generale. Nel 1855 il poeta Heine così fustiga le imprese dei virtuosi, volgare razionalizzazione dell’esecuzione nella quale egli percepisce soltanto “la trasformazione dell’uomo in strumento sonoro”.