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L’opéra-comique

Nonostante il nome, l’opéra-comique – che alterna passaggi parlati a numeri cantati – non fu sempre così... comico. Immaginato in origine (verso il 1750) come genere umoristico, presto si arricchì di una sensibilità eroica durante il periodo rivoluzionario (in particolare con Méhul, Cherubini e Lesueur), per tornare a un'estetica leggera già durante l'Impero (in particolare per la penna di Boieldieu e Isouard). Ma l'empito romantico che scosse l'Europa a partire dagli anni Venti dell'Ottocento gli conferì rapidamente i tratti del melodramma: Zampa di Hérold, rappresentata nel 1831, offre un perfetto esempio del “mezzo carattere” francese, in cui alla romanza ingenua si affianca l’eroismo vocale. Anche in seguito Carmen, Mignon, Lakmé o Manon non saranno apprezzate per il loro umorismo, ma per la loro vocalità estesa ed esigente. Di fronte a questa paradossale defezione del comico all’Opéra-Comique, si dovette immaginare un altro mezzo di evasione. L’averlo inventato non è certo il merito minore di Offenbach, che già negli anni Cinquanta dell'Ottocento inaugurava un nuovo genere lirico: l’operetta.