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La musica nei salotti della Terza Repubblica

Il ruolo dei salotti nella vita musicale, già notevole fin dalla loro apparizione alla fine del Settecento, diventa decisivo durante la Terza Repubblica in conseguenza al disimpegno dello stato nella politica musicale. Nobili e aristocratici (sovente donne a loro volta musiciste di talento) fanno dei propri salotti luoghi cardine del mondo musicale. Lì, tra snobismo e divertimento, si fanno (o si disfano) le reputazioni dei compositori o degli interpreti, lì vengono commissionate, remunerate ed eseguite opere in prima assoluta. Proust ne offre un fedele riflesso nella descrizione del salotto di Madame Verdurin. Citiamo anche quelli di Madame de Saint-Marceau, che influiva sulle decisioni dell’Académie des beaux-arts, della contessa Greffulhe, che finanziava la Société des grandes auditions, di Misia Sert, che sosteneva i Ballets russes, o della principessa de Polignac, che commissionò lavori a Fauré, Stravinsky, Satie, Falla o Poulenc – tra gli altri – e fu dedicataria di numerose partiture. Un fenomeno sociologico che aveva ripercussioni dirette sulla vita musicale parigina. “Dal salotto alla sala da concerto – spiega Myriam Chimènes – si delineano reti che assicurano una circolazione tra spazio privato e spazio pubblico.”