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La musica per organo in Francia nell’Ottocento

Il repertorio organistico francese è erede, agli inizi del secolo romantico, della tradizione classica pervertita – secondo taluni – dalle maniere del clavicembalo e del giovane fortepiano. Si deplorano, nella musica per organo degli anni Ottanta del Settecento, l’abuso di ornamenti, la supremazia di linee operistiche, la disinvoltura di forme superficiali (come il “Noël varié”). I romantici, Boëly in testa, riprenderanno in mano una scuola organistica francese il cui grande profeta sarà Benoist, che insegnerà per decenni al Conservatorio di Parigi. E sarà ovviamente la generazione di fine secolo – pensiamo a Franck e ai suoi allievi, a Widor, Boëllmann, Gigout, Dubois, Vierne – a magnificare un repertorio sorretto dalle magistrali innovazioni organologiche di Cavaillé-Coll. Se il repertorio conosce una fioritura mai raggiunta in termini di quantità, varietà e qualità, lo strumento entra anche nell’orchestra (Symphonie avec orgue di Saint-Saëns, Fantaisie triomphale di Dubois ecc.) e certe parti della messa o del requiem, fino ad allora eseguite a discrezione dell’organista, vengono da quel momento in poi accuratamente scritte dagli autori. Infine, dal punto di vista architettonico, le casse d’organo, minuziosamente lavorate in stili che vanno dal “neo” all’assolutamente contemporaneo, ornano ostentatamente le chiese di tutta la Francia, mentre i salotti aristocratici si si dotano a loro volta di piccoli organi e armonium “da divertimento”.