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La scuola francese di violoncello

La storia del violoncello in Francia, nell’Ottocento, si scrive in tre capitoli: inizialmente è la generazione di Duport, Levasseur e Janson (erede della scuola di Boccherini) a ideare, sin dalla fine del Settecento, un virtuosismo rinnovato che pone il violoncello sullo stesso piano del violino. Un’abbondante letteratura fissa allora le prodezze del momento (facilitate dalla generalizzazione del “puntale” e dell'archetto “Tourte”) e forma all'eccellenza la generazione di Baudiot e Platel. Sono infine i frutti di questo insegnamento – Franchomme, Servais o, ancora, Chevillard – a diffondere internazionalmente un’arte francese che per molto tempo sarà considerata un referente mondiale. Nonostante il generale entusiasmo per il violoncello in epoca romantica, il corpus francese di sonate e concerti resta marginale rispetto al numero di opere per pianoforte o violino concertanti. Nel genere della sonata la posterità ha mantenuto in repertorio (e anche parsimoniosamente) solo i brani di Onslow, Alkan, Saint-Saëns, Fauré e Lalo; nel genere del concerto sopravvivono oggi solo le magistrali opere di Saint-Saëns e di Lalo. Tra i brani da riscoprire figurano tuttavia le splendide sonate di Pierné, Magnard o Ropartz e – con orchestra – le Variations symphoniques di Boëllmann o la Fantasie-Stück di Dubois.