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La tragédie lyrique dopo Gluck

La riforma dell’opera realizzata negli anni Sessanta del Settecento da Gluck, mirante a un principio di unità e verosimiglianza drammatica, ebbe conseguenze decisive sulla scena lirica francese. Negli anni Ottanta Lemoyne, Salieri e Vogel, benché stranieri, compongono tragédies lyriques che ne discendono direttamente. Fino al 1810 circa soprattutto Cherubini e Méhul, ma anche Catel, Lesueur e Berton, si rivelano allievi di Gluck in opere nelle quali l’influsso italiano rimane assai limitato. Con La Vestale (1807) Spontini diventa uno dei maggiori rappresentanti di un genere che si credeva ormai prossimo alla fine. Anche la nascita del genere del grand opéra s’inserisce in questo retaggio gluckiano con La Muette de Portici di Auber (1828). Per l’argomento mitologico e la concezione drammatica Les Troyens di Berlioz (1863) e numerose opere composte specificamente per monumentali esecuzioni all’aperto (come Les Barbares di Saint-Saëns o certe opere di Massenet) segnano, a modo loro, una rinascita dell’ideale auspicato da Gluck. Occorre segnalare anche le opere di altri compositori, quali Joncières o Reyer. Il catalogo di quest’ultimo culmina con Salammbô (1890), nella quale troviamo una delle ultime metamorfosi del retaggio gluckiano, ora diluito nella concezione wagneriana del dramma nel secolo romantico.