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La voce di “mezzosoprano”

Quello di “mezzosoprano” è un concetto vocale assolutamente moderno, in particolar modo in Francia. In epoca barocca sono note solamente tre tessiture: il soprano (dessus) il tenore (haute-contre) e il basso. Con l’arrivo di Gluck a Parigi (1774), la scuola di canto francese si orienta verso una tecnica che preannuncia la potenza e la proiezione dei ruoli wagneriani e verdiani del secolo seguente. Spetta a Mademoiselle Maillard il merito di aver introdotto, dopo il 1780, l’autentica tessitura di mezzosoprano all’Opéra: voce estesa, colore cupo, acuti rari ma potenti, gravi tenebrosi... In parallelo ai suoi trionfi, il pubblico parigino scopre sotto l’Impero i primi contralti italiani, in grado di eseguire superbi vocalizzi. Il loro successo induce la nuova generazione di compositori – creatori del grand-opéra romantico – a inserire questo tipo di voce nelle proprie opere. Da allora in poi il mezzosoprano trova il proprio posto in tutti i repertori. L’impiego più innovativo si ha tuttavia sulle scene dell’Opéra-Comique: Mignon di Ambroise Thomas è indiscutibilmente il maggiore successo dell’Ottocento, assieme a Carmen di Bizet e a Werther di Massenet.