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Musica di camera – A proposito del pianoforte

Piano-piramide, piano-giraffa, piano-lira… Nell’Ottocento, i fabbricanti fanno gare di fantasia per ideare strumenti sempre più originali. Nel 1810 viene depositata una decina di brevetti. Quarant’anni dopo ne vengono depositati 110; verso il 1890, se ne registrano ancora 160! Le invenzioni, a volte assai bizzarre, dovrebbero facilitare l’esecuzione (come la tastiera di forma semi-ovale, che evita grandi spostamenti della mano), ma mirano anche a economizzare lo spazio (il pianoforte verticale rende più democratica la pratica dello strumento e supera per diffusione quello orizzontale a partire dal 1860), offrendo la possibilità di un eventuale duplice uso: i vari piani-tavoli, piani-armadi, piani-scrittoi attestano come il pianoforte sia entrato a far parte della mobilia della borghesia, oltre che dell’alta società, per la quale si fabbricano strumenti lussuosi. In effetti, il piano è diventato indispensabile per accompagnare mélodies, suonare da soli o a quattro mani (opere originali e numerose trascrizioni), esibirsi in trio, in quartetto o in quintetto: le formazioni da camera che si sviluppano nel XIX secolo gravitano tutte intorno al pianoforte.