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Rossini e il “rossinismo” a Parigi

“Dalla morte di Napoleone, si è trovato un altro uomo di cui si parla tutti i giorni a Mosca come a Napoli, a Londra come a Vienna, a Parigi come a Calcutta. La gloria di quest’uomo non conosce altri limiti che quelli della civiltà e non ha neppure trentadue anni!”: è Rossini – scrive Stendhal nel 1823. Dai suoi più ferventi ammiratori (i dilettanti) ai suoi detrattori – come Berlioz che sognava di collocare una bomba sotto il Théâtre-Italien –, Rossini non lascia indifferente il pubblico francese. Quando nel 1824 si trasferisce a Parigi (per dodici anni) e compone in particolare Le Comte Ory e poi Guillaume Tell, Rossini è già una celebrità e si accaparra tutti gli incarichi ufficiali: direttore del Théâtre-Italien, compositore del re e ispettore generale dei teatri musicali. Allegro, entusiasta, circonfuso di gloria, accentra su di sé l’attenzione e si conquista la fiducia di sostenitori fanatici. La sua musica partecipa al rinnovamento del repertorio e alle riforme dei teatri, come pure all’emergere del grand opéra, ma non s’impone senza conflitti: essa scatena molteplici polemiche tra rossiniani e antirossiniani, polemiche che sono retaggio delle dispute musicali settecentesche.