Hervé (1825-1892)
Il Pierrot dell’operetta
Le presentazioni di Florimond Ronger, detto Hervé (1825-1892) lo paragonano spesso, a tutta prima, a Jacques Offenbach (1819-1880). “Rivali”, “concorrenti”, oppure “migliori nemici”, i due compositori danno alla luce il genere dell’operetta alla metà degli anni ‘50 dell’Ottocento e godono entrambi di grande successo alla fine del Secondo Impero. Tuttavia, mentre la fama di Offenbach si prolunga fino ai nostri giorni, quella di Hervé – già meno luminosa in vita – si spegne nel corso del XX secolo. Piuttosto che lasciarlo nell’ombra del compositore de La Belle Hélène, occorre forse considerare Hervé un artista sui generis. Il musicista si occupa di tutto – organista, maestro di cappella, cantante, direttore d’orchestra, direttore di teatro, librettista e soprattutto compositore –, possiede un senso dell’umorismo tutto suo, naviga volentieri nell’assurdo e coglie a bruciapelo il pubblico. Questa mostra ripercorre il tragitto del clown “bianco” dell’operetta francese.
Sommaire
Da Saint-Roch a Saint-Eustache
Nato a Houdin (Pas-de-Calais), Hervé giunge a Parigi all’età di dieci anni in seguito al decesso del padre, brigadiere di gendarmerie. La madre trova un impiego da affittasedie nei pressi della chiesa di Saint-Roch e il bambino riceve una formazione musicale nella schola cantorum dell’edificio religioso. Cinque anni dopo, mostra sufficiente attitudine da essere assunto all’ospedale di Bicêtre come organista. Dopo un furtivo passaggio al Conservatorio di Parigi nella classe di armonia di Antoine Elwart (1841-1842), partecipa agli esperimenti di trattamento dei pazienti in cura per malattie mentali presso Bicêtre – all’epoca ospedale psichiatrico – per mezzo della musica. La sua prima opera, una nuova partitura per il pezzo L’Ours et le Pacha di Eugène Scribe, ha la prima in tale contesto nel marzo del 1842. Il matrimonio con Eugénie Groseille, nel 1844, lo spinge a trovare un posto meglio remunerato, ed occupa così, dal 1845 al 1854, quello di organista di coro nella chiesa di Saint-Eustache. A tale epoca risale un certo numero di mottetti, cantiche e messe, tutti firmati Florimond Ronger e rimasti allo stato di manoscritti.
Via Saint-Honoré e chiesa di Saint-Roch
S. Mingasson de Martinazeau. 1840
© Musée Carnavalet
Messa
1844
Prima pagina di una messa di Florimond Ronger. 1844.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé).
Organista e tenore
Mentre ancora occupa il posto a Saint-Eustache, Florimond Ronger s’interessa sempre più da vicino alla scena lirica. Viene assunto nel dicembre 1846 al teatro di Montmartre, per recitarvi il ruolo di Trial. Il tenore non può farsi conoscere con il patronimico che usa per far cantare gli uffici religiosi; sceglie il nome di scena “Hervé”. Con quest’ultimo firma Don Quichotte et Sancho Pança, “quadro grottesco” per due personaggi in un atto, che segna il suo debutto come compositore e librettista umoristico. Rappresentata per la prima volta a Montmartre (ottobre 1847), l’opera segue Hervé sul palco dell’Opéra-National. Il teatro, fondato da Adolphe Adam, chiude però le porte dopo quattro mesi di attività, rovinato dalla rivoluzione. Hervé prosegue la carriera di cantante e compositore al teatro dell’Odéon, dove fa ascoltare Les Gardes-françaises nel dicembre del 1849. Presto viene tuttavia proibita all’ente la produzione di opere musicali che violino il privilegio dell’Opéra-Comique (l’unico teatro autorizzato a rappresentare opere che combinano opera e dialoghi parlati, secondo il decreto del 1807). Hervé cambia di nuovo bottega e trova rifugio al teatro del Palais-Royal, dove il posto di direttore d’orchestra (1850-1853) gli offre l’occasione di scrivere la musica di numerosi vaudeville.
La romanza di Don Chisciotte
1847
Tratto da Don Quichotte et Sancho Pança. Frontespizio illustrato da Émile Dardoize.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé).
Adolphe Adam
1838
Ritratto pubblicato ne “Le Charivari”, 7 dicembre 1838
© Bibliothèque nationale de France
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Piazza e teatro dell’Odéon
Les Gardes-françaises
1850
Frontespizio del libretto dell’opéra-comique di Hervé. Parigi: Beck, 1850.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé).
Teatro del Palais-Royal
Folies Concertantes e Nouvelles
All’inizio degli anni ’50 dell’Ottocento, Hervé, ormai direttore d’orchestra del Palais-Royal, ambisce ai favori del potere imperiale. Compone un’Ode à Sa Majesté l’Impératrice des Français (1853) e si ritrova invitato ad accompagnare concerti privati nei quartieri del capo di stato. Questa vicinanza gli consente di ottenere, al volgere del 1854, il privilegio di un teatro, che battezza Folies-Concertantes. Prima di assumere la direzione dell’ente, si dimette da Saint-Eustache e dice addio alla musica di chiesa. Hervé fa bancarotta nel giro di sei mesi. Riesce tuttavia a tenere in vita l’ente cedendone la direzione e conservando solo il titolo di direttore artistico: il teatro prende il nome di Folies-Nouvelles. Si dedica anima e corpo alla sua sala, per la quale compone senza sosta: La Perle de l’Alsace, Le Compositeur toqué, La Fine Fleur de l’Andalousie, Un drame en 1779, Un ténor très léger, ecc. I titoli di buffonnerie in un atto o in un quadro – nelle quali il più delle volte ha il ruolo principale accanto a Joseph Kelm – si accumulano e si uniscono alle pagine composte per accompagnare le pantomime di Paul Legrand e numeri di allettanti danze.
Folies-Nouvelles da Gustave Doré
1854
© Bibliothèque nationale de France
La Perle de l’Alsace
1854
Frontespizio illustrato da Cham.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé).
Le Compositeur toqué
1854
Il titolo dell’opera, che mette in scena un compositore dall’ambizione smisurata, diventa presto un modo per designarne l’autore.
© Bibliothèque nationale de France
Hervé
1867
Caricatura di Armand pubblicata ne “Le Café-Concert” del 26 maggio 1867. Il disegnatore sembra rappresentare Hervé ai tempi dei successi alle Folies-Concertantes: il disegno è inoltre accompagnato da una citazione del Compositeur toqué.
© Bibliothèque nationale de France
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La Fine Fleur de l’Andalousie
1854
Frontespizio illustrato da Cham.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé).
Prigione: alla casella di partenza
Processato per sequestro di minore nel novembre 1856, Hervé viene condannato a tre anni di prigione al termine di un processo che – tenutosi in parte a porte chiuse – conserva una parte di mistero. Incarcerato alla prigione di Mazas, l’artista esce alla fine del mese di maggio del 1858, dopo avere scontato appena la metà della pena per buona condotta. Durante la detenzione compone diverse opere per le Folies-Nouvelles, firmandole inizialmente come Jules Brémont, poi come Louis Heffer (pseudonimo che impiega foneticamente le iniziali del suo nome di nascita, F. R.). Ottiene poi un posto di direttore d’orchestra al teatro dei Délassements-Comiques, ma – cosciente forse della cattiva reputazione acquisita – Hervé cerca anche di farsi dimenticare percorrendo la Francia come tenore. Fa tappa in particolare al teatro di Montpellier durante la stagione 1860-1861. Alla fine del 1862, termina il contratto ai Délassements-Comiques, ed Hervé parte per l’Egitto con la promessa di trovare un posto da direttore d’orchestra al teatro del Cairo. Malgrado il fallimento dell’ente, Hervé rimane sul posto per qualche mese per dare dei concerti. Rientra in Francia nel maggio 1863.
Resoconto del processo di Hervé.
“Le Droit. Journal des tribunaux”, 10 e 11 novembre 1856
© Bibliothèque nationale de France
Annuncio di una rappresentazione di Phosphorus
1857
L’opera è firmata L. Heffer (pseudonimo di Hervé).
“Vert-vert”, 23 novembre 1857.
© Bibliothèque nationale de France
Hervé
1868
La catena che il caricaturista dispone ai piedi del musicista rappresenta senza dubbio il periodo del carcere.
“Le Bouffon”, 9 febbraio 1868
© collection Dominique Ghesquière
Il boulevard du Temple
1840
Il teatro dei Délassements-Comiques, dove Hervé è stato direttore d’orchestra, è situato accanto al teatro dei Funambules, al numero 54 del boulevard.
© Bibliothèque de la Ville de Paris
Il teatro di Montpellier
1858
© Archivi di Montpellier
L’Eldorado
Trattoria fondata nel 1858 al n. 4 del Boulevard de Strasbourg, l’Eldorado diventa uno dei caffè-concerto parigini nel corso degli anni ’60 dell’Ottocento, dietro la spinta del direttore Lorge. Mentre Hervé cerca di trovare direttori di teatro ben disposti nei suoi confronti, si lancia nella stesura di canzoni per l’ente. Si contano più di cento titoli firmati a suo nome e composti su misura per le vedette dell’Eldorado: Suzanne Lagier, Mademoiselle Lasseny, Marie Lafourcade, Madame Chrétienno, Olympe Derville, Madame Amiati, Mademoiselle Claudia, Mademoiselle Kaiser, Monsieur Perrin, Céline Pons, Mademoiselle Valérie, Mademoiselle Abigdon, Madame Luce, ecc. Parallelamente, le programmazioni del Joueur de flûte (operetta buffa in un atto, aprile 1864) e di Une fantasia (“operetta cabila” in un atto, novembre 1865) al teatro delle Variétés permettono ad Hervé di sognare la fine di questa traversata del deserto.
Facciata dell’Eldorado. 1869
Incisione pubblicata ne Le Calino, 13 marzo 1869.
© Bibliothèque nationale de France
J’tapons dru !
1864
Rusticité cantata da Mademoiselle Chrétienno dell’Eldorado. Illustrazione di Alfred Grévin.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
J'suis malade
1866
Canzonetta comica eseguita da Madame Suzanne Lagier all’Eldorado. Illustrazione di Alfred Grévin.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Je chante bien quand il est là
1866
Excentricité eseguita da Mademoiselle Lasseny all’Eldorado. Illustrazione di Alfred Grévin.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Y a des familles qu’a pas d’chance !
1866
Jérémiade-bouffe cantata da Mademoiselle Olympe Derville all’Eldorado. Illustrazione di Alfred Grévin.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Guerre aux femmes
1867
Sfilza d’imprechi pronunciati da Monsieur J. Perrin all’Eldorado. Illustrazione di Gustave Donjean.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
La Fille du diable
1867
Fantasia infernale cantata da Mademoiselle Chrétienno all’Eldorado. Illustrazione di Gustave Donjean.
Marchand d’lorgnettes
1868
Cantato da Monsieur Adolphe all’Eldorado. Illustrazione di Marcel Roux.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Tu m’négliges ce n’est pas bien
1868
Cantata da Mademoiselle Claudia all’Eldorado. Illustrazione di Gustave Donjean.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Il trionfo dell’opéra-bouffe
Gli ultimi anni del Secondo Impero corrispondono allo zenith della carriera francese di Hervé. Nel novembre 1866, il teatro delle Bouffes-Parisiennes – della cui direzione all’epoca Jacques Offenbach non si occupa più – allestisce finalmente un’operetta in tre atti da lui composta: Les Chevaliers de la Table ronde. Il compositore batte allora il ferro finché è caldo: appoggiato da Moreau-Sainti, direttore del teatro delle Folies-Dramatiques, infila l’una dopo l’altra opere tanto musicalmente ambiziose quanto deliranti nella materia. L’Œil crevé (ottobre 1867), Chilpéric (ottobre 1868), Le Petit Faust (aprile 1869) e Les Turcs (dicembre 1869) incantano il pubblico parigino all’epoca in cui Offenbach presenta la prima de La Grande-duchesse de Gérolstein, Robinson Crusoé, La Périchole e Les Brigands.
Hervé sulla strada di Bicêtre
Caricatura pubblicata ne “L’Éclipse”, 8 novembre 1868. Hervé è presentato nel «ruolo di Chilpéric», ma è fornito di una freccia che rievoca L’Œil crevé. È trainato da Blanche d’Antigny, interprete del ruolo di Frédégonde alla prima di Chilpéric.
© Bibliothèque nationale de France
Les Chevaliers de la Table ronde
1866
Quadriglia sui motivi dell’opéra-bouffe di Hervé, di Antony Lamotte. Illustrazione di Gustave Donjean.
© Musée Carnavelet
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L’Œil crevé
1867
Manifesto pubblicitario per la pubblicazione della partitura. Illustrazione di Barbizet.
© Bibliothèque nationale de France
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Chilpéric
1868
Manifesto da Henri-Alfred Darjou per la prima dell’opéra-bouffe.
© Bibliothèque nationale de France
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Hervé in Chilpéric
1868
Caricatura pubblicata ne “Le Monde pour rire”, 7 novembre 1868.
Le Petit Faust
1869
Manifesto da Jules Chéret per la prima dell’opéra-bouffe.
© Bibliothèque nationale de France
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Hervé en Faust
1869
M. Hervé, ruolo di Faust, ne le Petit Faust. Théâtre des Folies dramatiques. Disegno firmato «T.».
Galerie dramatique, n. 986.
Les Turcs
1869
Manifesto da Jules Chéret per la prima dell’opéra-bouffe.
© Bibliothèque nationale de France
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Costumi per Les Turcs
1869
Tavola di costumi a colori per i ruoli di Bajazet e del Generale Bosphore.
Fra Parigi e Londra
L’opéra-bouffe francese affascina l’Europa intera, e questi titoli principali vengono esportati. Hervé è dunque spinto a mettere in scena una traduzione di Chilpéric a Londra, sulla scena de Lyceum Theatre (gennaio 1870). Il successo ottenuto all’altro capo della Manica ha luogo in un momento in cui la Francia vive un profondo sconvolgimento politico. La guerra contro la Prussia e la Comune ridisegnano il paesaggio artistico della capitale. L’operetta viene allora indicata come una delle ragioni della disfatta francese. Hervé sceglie quindi di stabilirsi in Inghilterra. Assume la direzione dell’orchestra dell’Empire Theatre, cura la traduzione inglese delle sue operette (The Little Faust nel 1870, The Merry Toxophilites [L’Œil crevé] nel 1873, Melusine the Enchantress [Les Chevaliers de la Table ronde] nel 1874, ecc.) e crea nuove partiture, come Aladdin the Second (1870) e la sinfonia con coro The Ashanti War (1874). Nel corso degli anni ’80 dell’Ottocento, sposa un’inglese (non è ancora divorziato dalla moglie francese) e si trasferisce a Folkestone, vicina ad un porto che gli consente di recarsi a Parigi in sei ore. Infatti, nonostante viva in Inghilterra, Hervé continua a comporre per Parigi. Assume persino la direzione dell’orchestra delle Folies-Bergère, nel 1879.
Programma dell’Empire Theatre of Varieties
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Scena del Chilpéric al Lyceum Theatre
1870
Illustrazione non firmata pubblicata in “The Graphic”, 26 marzo 1870.
© collezione Dominique Ghesquière
Where shall I take my bride?
Traduzione dell’aria di Siebel ne Le Petit Faust, interpretata alla prima da Marius al Lyceum Theatre.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Promenade Concerts
1874
Programma del concerto durante il quale ha luogo la prima di The Ashanti War sotto la direzione di Hervé (8 agosto 1874).
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Costumi per Les Sphinx
1879
Divertissement in tre quadri rappresentato per la prima volta alle Folies-Bergère, il 26 aprile 1879, musica di Hervé.
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Sea Sick Waltz
1887
Partitura d’orchestra manoscritta del balletto The Sports of England, rappresentato per la prima volta all’Empire Theatre il 22 dicembre 1887. Dopo un numero dedicato allo «Yachting», il n. 3 della partitura raffigura un valzer del mal di mare (Sea Sick Waltz). I viaggi incessanti di andata e ritorno fra Parigi e Londra mettevano evidentemente Hervé in regolare contatto con questo genere di malattia.
Gli anni Judic
Poco amato dal pubblico parigino dai primi anni ’70 dell’Ottocento, Hervé trova di nuovo respiro in Francia grazie ai pezzi composti per la cantante Anna Judic. Quest’ultima, che si era dapprima fatta un nome nei caffè-concerto, diventa una figura centrale dell’opéra-bouffe degli inizi della Terza Repubblica, nelle opere di Léon Vasseur, Gaston Serpette e Jacques Offenbach. La Femme à papa (dicembre 1879) segna l’inizio della sua collaborazione con Hervé. Seguono La Roussotte (gennaio 1881), Lili (gennaio 1882), Mamz’elle Nitouche (gennaio 1883) e La Cosaque (febbraio 1884). Nonostante la musica scritta da Hervé per queste comédies-opérettes sia meno sofisticata di quella delle sue operette, le composizioni incontrano un duraturo successo di pubblico. Ma la stampa parigina resta ampiamente ostile al musicista in esilio.
Madame Judic. Mamz’elle Nitouche
Disegno da Job pubblicato ne "La Nouvelle Lune", 18 febbraio 1883.
© Bibliothèque nationale de France
La Femme à papa
1879
Manifesto per la prima della comédie-opérette.
© Bibliothèque nationale de France
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La Roussotte
1881
Manifesto da E. Buval per la prima dell’opera in tre atti.
© Bibliothèque nationale de France
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Lili
1882
Manifesto da Henri Meyer per la prima della comédie-opérette.
© Bibliothèque nationale de France
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Madame Judic dans Lili
1882
Disegno pubblicato ne "La Nouvelle Lune", 5 febbraio 1882.
Mamz’elle Nitouche
1883
Manifesto da Antonin-Marie Chatinière per la prima dell’operetta.
La composizione, scritta da Henri Meilhac e Albert Millaud, s’ispira a un episodio della vita del compositore. Il personaggio principale si divide infatti tra le attività musicali in chiesa (dove viene chiamato Célestin) e a teatro (sotto il nome di Floridor).
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La Cosaque
1884
Manifesto da Louis Lemaresquier per la prima della comédie-opérette.
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I sogni infranti
Nonostante un catalogo rigoglioso, Hervé sembra soddisfarsi a fatica della propria carriera. La maschera comica che veste nelle opere nasconde un’amarezza che possiamo scoprire nella sua corrispondenza. Sognando di essere riconosciuto dai contemporanei come compositore di primo piano, fa numerosi tentativi presso i direttori dell’Opéra-Comique e dell’Opéra, per essere programmato su una scena lirica ufficiale. Non riesce mai a spuntarla. Sembra d’altronde profondamente ferito nel leggere la stampa parigina al momento della morte di Jacques Offenbach: tutti i necrologi presentano il compositore di Orphée aux Enfers come “padre dell’operetta”. Per spezzare l’incantesimo, Hervé si lancia allora nella redazione delle «Notes pour servir à l’histoire de l’opérette», un documento che resterà allo stato manoscritto e in cui ripercorre la propria carriera.
Ritratto di Hervé.
Pubblicato ne “L’Univers illustré”, 25 febbraio 1882.
© Bibliothèque nationale de France
Lettera a Hervé
Agosto 1871
Interpellato da Hervé il 10 agosto 1871 perché gli affidi «una partitura per l’Opéra», Olivier Halanzier-Dufresnoy – direttore della grande casa a partire dal mese di luglio 1871 – gli risponde cordialmente, ma non lascia al compositore alcuna speranza.
Dopo il successo che avete ottenuto su teatri di genere, non credo sia giunto il momento di produrvi all’Opéra; tanto più che al mio ingresso in tal teatro debbo mostrarmi assai circospetto sulla scelta delle opere nuove.
© Archives nationales de France
Le Figaro
6 ottobre 1880
Il 6 ottobre 1880, l’intera prima pagina del “Figaro” è dedicata alla morte di Jacques Offenbach.
© Bibliothèque nationale de France
Note per una storia dell’operetta
1881 ca.
Prima pagina del manoscritto.
© Bibliothèque-Musée de l’Opéra (fondo Hervé)
Più bravo di Mozart
1892
L’intervista è vera o fittizia? Ne “L’Écho de Paris”, il 2 novembre 1892, per difendersi dagli attacchi della stampa contro la sua ultima opera (Bacchanale, ottobre 1892), Hervé confessa di sentirsi «più bravo di Mozart». Queste parole, che fanno sogghignare i giornalisti, si rivelano fra le ultime del musicista deluso, che si spegne all’indomani della pubblicazione dell’articolo, travolto probabilmente da una crisi d’asma.