Notturno in re bemolle maggiore op. 27 n. 2
Composto nel 1835 e pubblicato l’anno successivo a Lipsia, Londra e Parigi, il dittico dell’op. 27 è dedicato alla contessa d’Apponyi, moglie dell’ambasciatore austriaco in Francia, del cui salotto Chopin era frequentatore. L’editore inglese gli attribuì l’accattivante sottotitolo Les Plaintives (“Le lamentose”), ennesimo esempio delle strategie commerciali tanto disapprovate da Chopin. Mendelssohn apprezzava particolarmente questo Notturno, organizzato secondo uno schema strofico variato: un tema semplice, esposto tre volte e ogni volta rinnovato tramite ornamenti e ridefinizione melodica. Un ostinato di semicrome alla mano sinistra, lontana eco di una barcarola, scandisce il tempo, mentre la mano destra sviluppa una linea belcantistica, le cui fioriture non si limitano a ornare il discorso, ma ne rifondano la sintassi, spostando gli accenti cadenzali e ridefinendo la struttura delle frasi. Strofa dopo strofa, la linea si innalza e si arricchisce, mentre il quadro armonico si mantiene limpido. Nella parte centrale del brano l’ornamentazione si fa più volubile, ma senza mai interrompere il filo del discorso. La ripresa finale non è una mera reiterazione, ma un’ultima trasfigurazione: il tema iniziale, irraggiato dai suoi stessi arabeschi, fluttua al di sopra dell’oscillazione continua che lo aveva generato, prima che una breve coda spenga il flusso acquisito in una luce dolce e serena. Nessuna eloquenza forzata: una voce avanza e poi ritorna, ogni volta più libera, come se la memoria accumulata di passaggio in passaggio la illuminasse, lasciando all’affievolimento finale e al silenzio che gli fa seguito il compito di concludere.
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data di pubblicazione : 02/02/26
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