Salomé
Per pianoforte solo. Successivamente orchestrato dalla compositrice. Opus 100.
Composta nel 1909 e pubblicata da Leduc, Salomé fa parte di un ciclo in cui Mel Bonis evoca, attraverso il pianoforte o l’orchestra, figure femminili mitiche e letterarie, come Ofelia o Mélisande. Questo brano, che ha avuto maggiore fortuna nella sua versione pianistica, sta vivendo un nuovo successo grazie alla versione orchestrale, ricostruita nel 2017 sulla base di diversi manoscritti annotati dalla compositrice. Sebbene il titolo evochi inevitabilmente la Salome di Richard Strauss, andata in scena per la prima volta a Dresda nel 1905 e rappresentata al Théâtre du Châtelet nel 1907, non si sa se Bonis la conoscesse. La musicista firma qui un’opera intima, tutt’altro che spettacolare, sottilmente drammatica e fortemente evocativa. Fin dalle prime battute, la maestria orchestrale di cui la compositrice dà prova ricorda l’influenza di Debussy e di Koechlin, il suo maestro di orchestrazione. Bonis costruisce il pezzo attraverso un rigoroso lavoro motivico, ereditato da Beethoven, Franck e d’Indy: piccole cellule tematiche si arricchiscono progressivamente fino a disegnare veri e propri archi melodici, tanto che i temi sembrano derivare l’uno dall’altro, in una continuità quasi organica. La forma si affranca dal rigido schema delle strutture classiche per adottare più liberamente la progressione continua cara al primo Novecento. Descritta come una “fantasia orientale” al momento della sua creazione nel 1909, Salomé proclama lo stile di una compositrice in piena maturità. Affascinante quanto tesa, quest’opera si distingue sia per la sua costruzione sia per la sua atmosfera, autentico concentrato di eleganza simbolista e contenuta sensualità.
Permalink
data di pubblicazione : 19/09/25
Effettuare una ricerca